Giu 01

Tinture per capelli e trattamenti tricologici: facciamo chiarezza

Le donne, ma anche gli uomini, difficilmente riescono a resistere al fascino delle tinture per capelli. A volte la scelta è dettata dall’arrivo dei primi capelli bianchi, altre volte è un vezzo personale, perché si vuole cambiare il proprio colore di capelli. Ma quali tipologie di tinte esistono? Tutte provocano danni? Cosa serve sapere se si vuole fare una tintura per capelli e si segue in contemporanea un trattamento tricologico?


Tipologie di tinture per capelli
Da centinaia di anni uomini e donne ricorrono alle tinte, ma se all’inizio erano composte solo da elementi naturali, usati anche per tingere i tessuti, con l’avvento delle industrie sono diventati per lo più prodotti a base chimica. I primi preparati industriali erano dannosi per la salute, tanto da far insorgere gravi patologie nei soggetti; il settore della cosmesi ha fatto da allora grandi passi in avanti, proponendo formule sempre più tollerate e innovative. Ecco allora le tipologie di tinture per capelli più comuni:

• Tinture per capelli permanenti: la colorazione avviene all’interno del capello e la formulazione prevede l’ammoniaca, che prepara il capello al trattamento con l’acqua ossigenata, la quale ha il compito di depolimerizzare la melanina. Questo pigmento determina la variazione del colore, che una volta alterato è capace di schiarire o meno il capello. 


• Tinture per capelli semi-permanenti: il colore resta sempre in superficie e viene fissato con appositi ingredienti così da resistere ai lavaggi. Queste tinte possono solo scurire il capello; non contengono ammoniaca ma altre sostanze ossidanti, che fanno durare la tintura dai 4 agli 8 lavaggi. 


• Tinture per capelli temporanee: il colore rimane a livello superficiale e si applica attraverso shampoo o lozioni; l’effetto scurente dura pochi lavaggi. Il colore si deposita sulla cuticola senza rovinarla, ma bisogna riapplicare spesso il prodotto. In questa tipologia rientrano le tinture naturali, come l’henné che dona un colorito rosso ramato.


Le tinture per capelli procurano danni?


Le colorazioni alterano l’equilibrio del capello perché si legano alla cheratina, ma anche perché vengono riapplicate con frequenza in proporzione alla crescita dei capelli.
La presenza di ammoniaca di certo non è positiva per il fusto, anche se le formulazioni più moderne hanno un quantitativo ridotto o addirittura assente di ammoniaca. Solitamente nelle tinture la sua presenza si aggira intorno ai 10-20 volumi per litro; per la legge italiana la concentrazione di acqua ossigenata non può comunque superare i 40 volumi. Il rischio è quello di incorrere in allergie del cuoio capelluto e di rovinare il fusto, danneggiando le tegole di cheratina della cuticola a causa della forte alcalinità. Alcune tinture per capelli contengono inoltre parafenilendiamina, una sostanza che può provocare allergie. Chi soffre di allergie o patologie quali irritazione del cuoio capelluto e dermatite seborroica non dovrebbe sottoporsi a tinture; per questo motivo occorre sempre prestare attenzione e consultare uno specialista in tricologia. Anche chi ha una cute normale ma ricorre spesso alle tinture per capelli può comunque sviluppare un’ipersensibilità ai componenti chimici: essi possono causare irritazioni al cuoio capelluto, capelli secchi, sfibrati, che si spezzano facilmente. 
In caso in cui i capelli inizino ad evidenziare queste problematiche, utilizzare dei prodotti nutrienti non risolverebbe il problema: è quindi il caso di ricorrere al parere degli specialisti in tricologia che potranno intervenire con trattamenti personalizzati.



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Letto 603 volte Ultima modifica il Venerdì, 30 Giugno 2017 16:42

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